Fufi, il gatto in prova

Il mondo del lavoro stritola tutti senza eccezioni. Umani e felini.

Fufi era arrivata a casa nostra attraverso l’ufficio di collocamento felino, un percorso più che regolare. A noi piace fare le cose in regola, così quando abbiamo deciso di assumere un gatto non abbiamo avuto dubbi su come fare. Sapevamo bene che Pasquale conosciuto nel quartiere come “gattaru neru”, se avvicinato con i giusti modi e dalle giuste persone ci avrebbe procurato qualunque felino avessimo desiderato.E con il non indifferente vantaggio che nulla sarebbe risultato nei pubblici registri, e dato che noi il gatto lo avremmo tenuto in appartamento nessuno ci avrebbe denunciato. Sappiamo anche che nel palazzo ci stanno almeno quattro gatti, tutti tenuti in nero che non figurano da nessuna parte e siccome non ci sono mai stati problemi con gli altri condomini nessuno si è mai sognato di segnalare la cosa alla municipale. Per non parlare di quanto avremmo risparmiato acquistando le crocchette cinesi su internet senza tracciatura e obbligo di scontrino fiscale.
E invece ci siamo attenuti alla legge e abbiamo fatto tutta la trafila burocratica: presentazione documenti, fidejussione, compilazione di questionari e richiesta di assunzione di un gatto direttamente sul portale dell’ufficio di collocamento felino.
Dopo due mesi ci contatta l’impiegata del centro e ci dice che c’è una gatta che sarebbe perfetta per la posizione aperta. Ancora altre scartoffie da compilare (e soldi da tirare fuori) ed arriva il gran giorno in cui Fufi entra finalmente in casa nostra accompagnata per l’occasione dalla direttrice del centro in persona.
“Vedrete che sarete contenti, Fufi è una gatta molto giovane ma ha già un ottimo curriculum. Ha fatto il suo percorso di formazione ed è più che pronta per il mondo del lavoro. Il periodo di prova è di due mesi al termine del quale vedremo se confermare o meno il contratto.”
Prima di continuare bisogna assolutamente che vi spieghi una cosa. Io, questo fatto che oggi i gatti debbano venire assunti, non l’ho mai capito del tutto, come non ho mai capito perché gli si debba corrispondere uno stipendio. Quando ero piccolo i gatti semplicemente si “tenevano” o si “avevano”. Tu avevi un gatto in casa e gli davi da mangiare e tutto finiva lì. Sarà perché ho vissuto all’estero anni e che quando sono tornato erano cambiate così tante cose che mi sono perso la storia e i motivi di questi cambiamenti e poi, come si dice, il progresso non si può fermare. A dirla tutta, questa novità dei contratti di lavoro agli animali non mi è ancora andata giù. Però devo rispettare le leggi di questo stato anche perché su certi reati si rischia il penale per cui ho ceduto alle insistenze di mia moglie e ci siamo imbarcati in questa avventura del gatto di casa.
Quindi Fufi è entrata a pieno diritto in casa nostra con la qualifica di “animale da affezione di seconda categoria con compiti di pet-terapy e coadiuvazione familiare”.
Io non sapevo bene cosa aspettarmi da un gatto perché non ne avevo mai avuto uno, ho avuto solo un cane per pochi anni quando ero molto piccolo. Adesso mi trovavo lì, datore di lavoro di una palla di pelo bianco che neanche mi guardava mentre mia moglie era tutta entusiasta ed eccitata ogni volta che interagiva con questo felino. Io, a questa gatta davo vitto e alloggio, pagavo stipendio e contributi, e lei continuava ad ignorarmi. Non è che mi aspettassi chissà che cosa, ma almeno un minimo di considerazione se non proprio riconoscenza sarebbe stato il minimo sindacale.
E invece nulla.
Sarà che si deve ambientare mi dicevo, forse per gli uomini il training è più lungo rispetto alle donne o forse è un comportamento tattico allo scopo di indurre in me un qualche cambiamento che però non riuscivo ad immaginare.
Lei, la gatta, se ne stava tutto il giorno sul divano a dormire e sbadigliare. Si alzava ogni tanto per andare alla ciotola e per andare a fare i suoi bisogni nella cassettina con la sabbietta.
“Vedi come è brava? Fa tutto da sola, gli hanno insegnato tutto ai corsi. C’è scritto anche nel curriculum. Se prendevamo un gatto non in regola chissà che casini che avremmo avuto!”
“E vabbè. con quello che ci costa ci mancherebbe solo che ci pisciasse in giro per la casa”
“Sei il solito insensibile!”
Comunque, dopo un mese di coabitazione Fufi non aveva mutato di una virgola le sue abitudini: divano, ciotola e cassettina, oppure ciotola, cassettina e divano, o una qualunque combinazione e permutazione di questi tre luoghi notevoli della sua vita. Quando non dormiva si limitava a guardare in giro con uno sguardo annoiato. A volte guardava mia moglie, a volte la finestra o la TV. Io non venivo mai degnato di uno sguardo.
E talvolta sbadigliava.
“Scusa cara, ma Fufi fa sempre così?”
“Così come?”
“Cioè sta li senza far nulla. Non dovrebbe fare qualcosa che fanno i gatti? Saltare, miagolare, non dico prendere i topi ma qualcosa in piu di quello cha fa ora, secondo me dovrebbe farlo”
“Come sei sciocco! Non vedi? Fa tutto quello che deve fare.”
“E cioè?”
“Fa la bella! Non vedi? E’ quello che deve fare un gatto. Tu la guardi, vedi che è bella e tu stai bene. Ti sembra poco?”
“…ma veramente non mi sembra molto….”
“Sei il solito insensibile”
E con questa bella considerazione sulla mia persona mia moglie chiudeva sempre le nostre discussioni.
Quindi, dopo un altro mese di questo tram tram arriva il giorno della visita dell’ispettrice del lavoro insieme al veterinario legale per le verifiche e la ridefinizione del contratto di Fufi.
Dopo le presentazioni ed i convenevoli il veterinario prende il gatto, lo pesa, lo fotografa da ogni lato, gli guarda dietro le orecchie, in bocca,nelle pupille e prende un campione di pelo che mette in una provetta con un liquido giallo, agita la provetta e la inserisce in uno strumento che non avevo mai visto, poi legge dei valori sul display e riporta tutto in un modulo cartaceo.
“Mi dispiace, ma qui non siamo messi bene. Si vede anche senza il responso analitico che questo bel micio versa in un severo stato depressivo. Guardate che valori! Il CML non arriva neppure a 150 per non parlare dei metaboliti del dopaminolo residuo. Qui dobbiamo rimediare la situazione altrimenti saranno guai seri.
Adesso ho bisogno di un vostro campione biologico così facciamo i test di screening e compatibilità”.
Non sapevo nulla di questa procedura ma l’abbiamo accontentato volentieri. Quindi, per il bene di Fufi un ciuffetto di capelli biondi da mia moglie e di capelli grigi da me finiscono nelle provette ed analizzati in pochi minuti.
Il responso è stato netto e chiaro: mia moglie è risultata perfettamente in linea con i parametri nei range richiesti ma per me sono saltati fuori tutti quei problemi che mi hanno portato in questa situazione.
“Ascolti signor Modotti..” mi dice il veterinario con un certo tatto mentre l’ispettrice cercava di apparire comprensiva nei miei confronti sorridendomi stranamente, “..non si deve preoccupare per quello che sto per dirle ma non voglio neppure che prenda la questione sottogamba..”
“Cioè? …sono malato..?”
“No, no, si tranquillizzi, lei probabilmente è più sano di me, solo che ci sono due parametri molto fuori scala, ma veramente molto! Adesso le prenoto un’appuntamento per un prelievo di sangue per essere sicuri, ma posso già dirle che i test che facciamo sul posto ai datori di lavoro non hanno mai sbagliato. Lei probabilmente dovrà iniziare un percorso farmacologico ed anche uno psicoterapeutico di recupero”.
“Ma recupero di cosa..? E’ uno scherzo?”
“Dai caro, non fare così, vedrai che ti saremo vicine” mi fa mia moglie.
“Ma CHi mi sarete vicine??? Io..”
“Ma come chi…io e Fufi! Stai tranquillo che è successo anche al marito della Cinzia e se l’è cavata in tre mesi. Tre mesi passano in un attimo.”
Io non ero sicuro di capire, oppure era proprio il terrore di capire, perché sentivo che qualcosa mi scricchiolava dentro e che rischiava di rompersi.
“Si, ascolti sua moglie che certo la conosce e le vuole bene.” mi dice l’ispettrice, ” La prenda come un’opportunità, che le conviene. Anche perché questi trattamenti sono obbligatori per legge. Ed io in quanto pubblico ufficiale non posso certo fare finta di niente e lasciare incancrenire questa situazione. Ne va di mezzo la salute mentale di un gatto. Poi devo anche rinnovare i termini di prova del contratto di Fufi. Lei capisce che non posso renderlo a tempo indeterminato. Facciamo altri sei mesi di prova per dare il tempo a lei di rientrare nei parametri senza farle fretta”
“Dove devo rientrare?? Quali parametri?? Non è possibile che io mi debba adeguare al gatto. Che si adegui lui! Oppure do indietro il gatto!”
“Dare indietro…Non è un’oggetto. Sa benissimo che non può licenziare Fufi senza giusta causa anche se è nel periodo di prova. Ma su, non faccia così. Per l’incompatibilità chimica, adesso il collega le fa la ricetta per i farmaci e poi per lo psicoterapeuta le facciamo avere un’elenco degli specializzati in relazione uomo-gatto fra cui potrà scegliere quello che le ispira maggiore fiducia.”
“A me pare di sognare ..Non..”
“Oppure se lo preferisce, oggi abbiamo autorizzato anche le terapie di gruppo. Vedrà che si troverà bene”
Scusatemi, ma l’emozione di quei momenti è stata così intensa che ogni volta che ci penso mi sento male, scusatemi di nuovo…

“Si,ti capiamo Mauro, sono brutti momenti. Le persone che sono qui sono persone che a modo loro hanno vissuto un’esperienza simile e sanno bene cosa si prova in quelle situazioni.
Ti ringraziamo per di averci raccontato la tua storia con la gatta Fufi. Qualcun’altro vuole intervenire e dire qualcosa a Mauro per farlo sentire meglio? Oppure raccontarci la sua esperienza con i gatti in casa?”

Die neue Katzen sind angekommen!

Ora non ho più dubbi.

Mauro, quel mio collega, quello simpatico a tutti, sempre pronto a scherzare ma anche a rimboccarsi le maniche quando è necessario, quello che sai che ci puoi contare anche se solo per ascoltare le tue sterili lamentele, ecco proprio lui, anche se sembra impossibile, ora so per certo che è una persona profondamente cattiva, anzi, malvagia. Erano settimane che sospettavo che conducesse una specie di doppia vita, una faccia gentile e disponibile per tutti quelli che lo frequentano e lo conoscono anche da tanti anni, ma poi scopri qualcosa su di lui che è letteralmente inimmaginabile. Si fa veramente fatica a pensare che esistano persone tanto cattive, ma si fa molta, molta più fatica a pensare che Mauro sia uno di loro. All’inizio pensavo che semplicemente avesse un’amante, anche se l’abbiamo sempre conosciuto come marito e padre esemplare, ma si sà come vanno queste cose; a cavallo del mezzo secolo quando inizi a tirare i remi in barca e a rilassarti e quando la vita ti sembra più noia che altro, una piccola sbandata, magari controllata, una serie di circostanze indipendenti dalla tua volontà ti può portare, perfino senza che tu te ne accorga, ad inseguire qualche sogno represso dall’adolescenza, qualche illusione non ancora riconosciuta, oppure abbandonarsi alla stupidità come segno di ribellione dopo una vita di neanche tanto pesanti responsabilità. Che avesse un’amante non era per noi colleghi un problema insormontabile. Saranno poi affari suoi, dicevamo, e qualcuno lo diceva anche con malcelata invidia. Ci dispiaceva, come in tanti altri casi, per la moglie, una donna simpaticissima, che avevo conosciuto in più occasioni, e sopratutto per i 2 figli che rischiavano di trovarsi in una situazione dolorosa se la cosa fosse degenerata in una bella crisi coniugale. E invece, quello che ho scoperto, è una verità tanto amara che i suoi cari non dovrebbero mai venirlo a sapere ma sarà quasi impossibile. E’ successo venerdì scorso, dopo la riunione sul budget con i responsabili di zona. Io e Mauro eravamo seduti vicino alla grande scrivania ovale, pregando che quelle maledette slide finissero e ci dicessero chiaro e tondo quale lavoro del cazzo ci avrebbero rifilato dopo questa maledetta riunione, perché tanto va a finire sempre così; se ti chiamano per una riunione in cui centri poco o nulla, è solo perchè è già stato deciso che il prezzo della disorganizzazione lo devi pagare tu. Un po’ come quando ti invitavano alle feste del liceo solo per dividere meglio le spese, che poi c’era anche chi ci guadagnava, ed avere qualcuno per pulire e mettere a posto alla fine. Come dicevo, io e Mauro eravamo seduti vicino e alla fine della riunione lui è scappato di corsa perchè doveva tornare a Cesena a prendere suo figlio alla stazione. Io mi fermo a chiaccherare con gli altri, che in fondo la riunione non era andata neppure tanto male, quando sento il mio telefono vibrare due volte. Penso ad un sms e lo tiro fuori dalla tasca e capisco subito che quello non è il mio telefono. E’ sicuramente quello di Mauro che ce l’ha uguale al mio, vabbè che ormai sono tutti uguali, ed è pure sbloccato. Era un sms della banca – ovviamente la banca di Mauro – ma c’era un’iconcina sullo schermo di messaggistica come quelle di whatsapp o telegram che non conoscevo con i numerini che lampeggiavano. L’ho cliccata, lo so che non dovevo ma ormai l’ho fatto, e ho guardato i messaggi di quella strana chat. Buona parte erano in inglese e tedesco (Mauro è un buon conoscitore del tedesco), ma molte erano in italiano.”Die neue Katzen sind angekommen!!!” fu la frase che mi colpì di più e che ricordo distintamente. I nuovi gatti sono arrivati!?? Ma che roba era, mi sono chiesto e quindi (non l’avessi mai fatto) ho cercato di guardare meglio dentro quella chat. Sembrava un gruppo di amiconi che si scambiavano battutine e stupidi emoticons su argomenti futili. Qualche foto di gattini, tutti cuccioli, e qualche riferimento a meeting virtuali o reali fra di loro. Poi scorrendo all’indietro la chat ho trovato la foto di ..due gattini morti.., con la testa spiaccicata su di un tagliere di legno. E l’aveva postata Mauro! Ma perché? Poi messaggi di approvazione Very good!… Bravissimo… Che invidia verrei essere li con te!…I wish I did the same..e faccine di gioia pollici su. Basta, non ci capivo nulla, che c’era da gioire per due gattini morti, e poi che senso aveva tutto questo? Mentre mi scervellavo mi suona il telefono fra le mani con un numero sconosciuto. Dopo qualche squillo rispondo . Era Mauro che si era accorto dello scambio e mi avvisava che stava tornando a riprendere il suo telefono fra un quarto d’ora. Allora ho pistolato un po’ in fretta su quella chat e visto che me la cavo, sono riuscito ad esportarla tutta su di un file e poi trasferire il file sul mio portatile. Poi ho cancellato le tracce del file e bloccato lo schermo come non lo avessi mai sbloccato. Quando Mauro è arrivato ho fatto finta di nulla e ci siamo riscambiati i telefoni dopo esserci reciprocamente accusati di essere degli stupidotteri. La sera a casa ho studiato bene tutto il contenuto di quella chat – centinaia di messaggi – e quello che andavo scoprendo man mano era assolutamente incredibile! Non starò a spiegare nel dettaglio come e quanto ho indagato per giorni e notti su questo gruppo partendo da quella chat ricostruendo i link e finendo nel più nero “dark-web”, fra pedofili incalliti e spacciatori di ogni sostanza, perché dovrei scriverci un libro. Però mi sono fatto un’idea abbastanza chiara, purtroppo, della passione che unisce questi schifosi personaggi, Mauro incluso! La loro più grande soddisfazione è quella di …attenzione…di mangiarsi il cervello crudo di gattini appena uccisi!!! Credete che io menta? Che mi stia inventando tutto? No, credetemi.. vi potrei anche mostrare dei filmati tanto orribili da togliervi il sonno per giorni: gattini uccisi a bastonate o impiccati, e poi questi stronzi che gli aprono la scatola cranica e si mangiano il cervello di quelle povere bestioline, beatamente come se fossero al tavolino di una gelateria. Quando fanno questi video, i vigliacchi, si mascherano, ma in un filmato ho riconosciuto benissimo Mauro, grazie ai suoi orribili capelli grigi che spuntavano dietro alla maschera, ma sopratutto dalla sua solita camicia azzurra e dal rolex verde col cinturino oro che solo lui ha il coraggio di indossare. E per procurarsi i gattini rispondono anche agli annunci di offerte di adozione di mici che infestano il web che poi vanno a prendere con tanti sorrisi e ringraziamenti. E poi tante altre cose che sarebbe troppo lungo da raccontare. Adesso ho capito perché Mauro, quando viene nella nostra sede, si piazza sempre dietro alla Cinzia, la segretaria del capo, quella che ha per sfondo del suo desktop la foto della sua gatta che allatta i quattro gattini nati il mese scorso e poi gli fa tante domande su questo e quello. Io credevo che si volesse intortare la Cinzia e invece , pensa te, era proprio interessato ai gattini! Ora sto preparando il materiale, frutto delle mie ricerche, che passerò ad una associazione di gattare di Bruxelles che ho gia contattato in maniera anonima. Ho dato loro gli elementi per fare la denuncia, anche in Italia, ed anche il nik di tutti i criminali compreso “Felix the cats’s friend” che poi sarebbe Mauro. Con gli altri pochi indizio che passerò loro dovrebbero essere in grado di individuare Mauro ed altri due o tre di quegli schifosi. Non è che voglia fare il giustiziere ma non è possibile vedere certe cose e fare finta di nulla.E se non succede qualcosa di ecclatante passo tutto ai media locali e nazionali. Mi aspetto un bel baccano, anche nel paesino del mio valente collega.

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Gatte da pelare

Non se ne può più!

Ogni giorno ce ne è una, una più grossa dell’altra. Nella notte se ne palesano 8, mentre di giorno 2 spariscono misteriosamente e le 6 rimanenti valgono per 12. Ieri ho chiamato i vicini, anche se tanta dimestichezza con questi animali non ce l’hanno, ma alla fine hanno mostrato al mondo di pasta sono fatti. La piccola che ha 11 anni ha preso subito 2 fra le gattone più grosse e le arrotolate nella sua felpa e in men che non si dica ha iniziato a pelarle come se non avesse fatto altro nella sua breve vita. Qualche graffiatina, a dire la verità, se la è presa anche lei, di cui una sulla guancia sinistra, ma come se nulla fosse ha continuato inesorabile a pelare le sue feline giganti e in pochi minuti grossi grovigli di pelo grigio e nero quasi le coprivano i piedi. Sua mamma, che insegna Pilates nella palestra dove andiamo noi, ha incantonato con la scopa una gatta nera a pelo lungo ed è partita con una pelatura decisa a ritmo di valzer canticchiando e fischiettando. Il marito, il più impacciato dei tre ha tentato la via delle buone agitando di fronte alla ciurma dei pelosi delle bustine di bocconcini alla renna, ma si sa, se il gatto quella roba non la vuole, proprio non la vuole. E così si è finto morto, tattica sempre valida per chi non ha grande personalità, ma dal risultato sicuro. Fingiti morto e vedrai che qualche ciuffo di pelo riuscirai sempre a strapparlo.

Io invece ho usato il laser di mio figlio per attirare la gatta più giovane dentro il trasportino che ho chiuso immediatamente alle sue spalle ed ho iniziato a spelacchiarla con delle pinzette da sopraciglia prima ancora che lei si rendesse conto della situazione.

Mio figlio non partecipa mai alla pelatura delle gatte e sua mamma è molto meglio che non ci sia. La mia ex se ne guarda bene dal passare in questo quartiere e quindi non è toccata minimamente dal problema della pelatura delle gatte anche se la responsabilità poi è tutta sua. E’ lei che le ha volute, una dietro l’altra, ma non vedi come è carina questa? e come facciamo a lasciala da sola? dai prendiamo anche questa, e poi quest’altra e così io sono rimasto gattaro e… cornuto. Cornuto e gattaro, entrambe cose che non volevo e che in qualche modo devo risolvere prima di finire nei matti. La mia ex-moglie nostro figlio lo va prendere a scuola e poi ce lo scambiamo in campo neutro, nella sede della circoscrizione, che sarebbe poi per stasera, quindi in ogni caso le gatte da pelare oggi son tutte le mie.

Rimane fuori la gatta Vivi, la gatta che si stupisce, e io mi stupisco che lei si stupisca. Sono sicuro che lei mi legga la mente e che sappia in anticipo, prima ancora che io lo abbia deciso, il giorno della pelatura delle gatte. E ovviamente quel giorno non si fa trovare in casa. Io chiudo la gattaiola che da sull’esterno per non fare uscire le gatte ma so già che Vanessa è ancora fuori. Non so dove vada tutto il giorno, so solo che quando si presenta l’indomani della pelatura, lei con tutto quel pelo intonso, cioè non tonso, non tagliato, lei non ha fame! Secondo me va a mangiare dalla gattara che abita dietro alla chiesa. Io non posso pelare la gatta Vanessa al di fuori della giornata di pelatura delle gatte, non sarebbe corretto, e poi prima o poi tutti lo verrebbero a sapere. E poi ho anche un figlio e non mi posso permettere che si spargano certe voci su di me. E’ gia difficile così, fra lavoro avvocati e tribunale reggere e rigare diritto. Domani ho appuntamento con i volontari dell’associazione “gatto felix” che potrebbero aiutarmi a pelarne una o due a patto che io ospiti nel mio garage una famiglia di profughi afghani. Sarebbe un’accordo leggermente mio sfavore, perché dovrei anche garantirgli i servizi come acqua luce e riscaldamento, ma per l’uso del bagno poi dovrebbero andare nel bar di fronte che si sta specializzando in questo settore. Io però spero anche che gli afghani siano bisognosi di integrarsi e non dubito che a lungo andare possano essermi riconoscenti qual tanto che basta ad aiutarmi a pelare qualche gatta. Ho letto su internet che in qualche villaggio ai confini con il Pakistan si svolgono ancora gare pubbliche di pelatura di gatte con tanto di cerimonieri in costume e benedizione dei mullah.

Per oggi mi fermerò qui, il pelo l’ho gia raccolto e messo nel sacchetto dell’umido. Non sono sicuro che il pelo delle gatte sia previsto dai regolamenti sui rifiuti e in ogni caso da qualche parte lo devo mettere. A domani ci penserò domani.